PROBLEMA

L’Italia è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, con 620.808 frane che interessano un’area di 23.700 kmq, pari al 7,9% del territorio nazionale (Fonte: Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio (2018), ISPRA). Un quadro sulla distribuzione delle frane in Italia può essere ricavato dall’indice di franosità, pari al rapporto tra l’area in frana e la superficie totale, calcolato su maglia di lato 1 km.

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Popolazione a rischio in aree a pericolosità da frana P3 e P4 PAI
su base regionale e comunale (Fonte: ISPRA)

Gli edifici a rischio in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3+P4) sono 550.723 pari al 3,8% del totale (Fonte: Censimento ISTAT 2011). Monitorare pertanto le condizioni di movimento dei versanti è pertanto fondamentale, per evitare o ridurre gravi problemi tanto alla popolazione quanto agli edifici e alle infrastrutture presenti.

Attualmente, i sistemi di monitoraggio tradizionali nel campo delle opere civili e di protezione civile sono sistemi di tipo puntuale e non distribuito, atti cioè a fornire indicazioni sullo stato attuale delle opere o del territorio solo attraverso informazioni derivanti da pochissimi punti di misura, tipicamente una decina di punti di osservazione su una struttura o su un’estensione anche di ettari.

Inoltre, la maggior parte dei sistemi di monitoraggio richiede personale specializzato e costi eccessivi che derivano, in parte, da un rilevante investimento iniziale per le attrezzature da installare e, in parte, da un utilizzo prolungato nel tempo. Nella maggior parte dei casi, questi sistemi non permettono una misura continuativa nel tempo, ma solo misure in momenti anche molto distanti tra loro. 

L’Italia è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, con 620.808 frane che interessano un’area di 23.700 km2, pari al 7,9% del territorio nazionale

ISPRA, 2018